Informazioni sul Cane da Montagna dei Pirenei

LA STORIA DEL CANE DA MONTAGNA DEI PIRENEI

Le origini del Cane da Montagna dei Pirenei possono localizzarsi sui lontani altipiani dell’Asia Centrale, per cui il Montagna dei Pirenei ha avuto come prima cuccia il “Tetto del Mondo”. L’età del bronzo è caratterizzata da migrazioni. I popoli della steppa, avendo appreso a fabbricare armi e a utilizzare il cavallo, praticarono il nomadismo pastorale.
Dopo lunghe peregrinazioni queste popolazioni nomadi si stanziarono, con cani e bestiame, in zone principalmente montagnose, simili per clima ai loro luoghi natii. Qui i cani trovarono indubbiamente un contesto e delle condizioni favorevoli al loro sviluppo e allo sviluppo della loro funzione di razza.
Molti studiosi sostengono che il Montagna, come del resto la maggior parte dei cani di tipo molossoide, discenda dal Mastino del Tibet; pochi altri attribuiscono invece le origini del Pireneo a un molosso a pelo chiaro, dal lungo e folto mantello, individuato in pochi esemplari vissuti in una zona della Russia Meridionale e nel Turkestan Cinese. Per il grande cinologo Paul Megnin sono gli Aryas della seconda invasione che hanno portato con sé il cane da montagna asiatico.
I versanti francesi degli Alti Pirenei, i Pirenei Atlantici, l’Alta Garonne e in particolare la Regione dell’Ariège, furono le zone dove si insediarono gli Aryas, un numeroso gruppo etnico proveniente dall’India del Nord.
Sorprendente è constatare che la parola “aryas”, tradotta dal sanscrito, significhi “fedele, nobile, leale” definizioni queste perfette per il comportamento e l’aspetto del Cane da Montagna dei Pirenei!
Lo sviluppo della razza non è frutto di manipolazioni umane (il Pireneo è stato incrociato dall’uomo in tempi relativamente recenti per creare il Leonberger, il Terranova ecc.) ma si è compiuto nel corso dei secoli con le trasformazioni naturali e con il suo utilizzo che ne ha evidenziato e confermato le particolari attitudini.
Il grande cane bianco dalla mole imponente, non avrebbe avuto forse la notorietà attuale se, nell’anno 1350 ca. il Signore delle Contee di Foix (Ariège) e Lourdes (Bearn), il celebre Gaston Phoebus, non avesse fatto ricorso a questi cani per proteggere e difendere durante la notte da malintenzionati le sue proprietà e i suoi castelli, attento e affidabile oggi come allora. Passando i secoli (1675 ca.) si racconta che la Marchesa di Maintenon, governante dei figli di Luigi XIV, il Re Sole, ebbe a recarsi con il Delfino, ancor piccolo sui Pirenei, dove il bambino conobbe un cucciolone di Patou da cui non volle più separarsi e che portò con sé alla Reggia di Versailles.
Fu così che molti nobili di Corte, per spirito di emulazione, fecero a gara per entrare in possesso almeno di un esemplare del “Chien du Roi” o meglio del “Cane che il Re Sole chiamava Monsieur”.
Questa che appare ai più come una leggenda sembra invece storicamente confermata per il fatto che uno dei figli del Re, Luigi Augusto, duca del Maine, affetto dalla nascita da rachitismo, venne effettivamente condotto da madame de Maintenon sui Pirenei, (per l’esattezza nella località termale di Barèges), perché incapace di stare in piedi autonomamente. Nel mese di ottobre, dopo lunghi mesi di cura, i due si ripresentarono a corte facendo il loro ingresso trionfale nella camera del re con la governante che teneva per mano il suo “Mignon” finalmente in grado di camminare da solo. E’ bello pensare che a questa guarigione abbia contribuito “terapeuticamente” anche un giovane Cane da Montagna dei Pirenei, naturalmente protettivo verso le creature più deboli e bisognose.
È così che il nostro Montagna compie un enorme “salto sociale” passando dall’essere montanaro a cane nobile. Ancora oggi è, dal mio punto di vista, evidente, nella sua grande intelligenza e nel suo spirito di adattamento (che altro non è che intelligenza), questa “doppia descrizione”, con il portato esponenziale ed esperenziale a esso collegato.
I primi documenti certi sul Cane da Montagna datano la fine del XVII secolo; nel suo “Théatre d’Agricolture et Mesnage des Champs” (prima edizione nel 1600) Olivier de Serres dedica un capitolo ai cani di cui il “padre di famiglia” avrà bisogno per difendere la sua casa e il suo gregge: bianchi, per non colpirli di notte scambiandoli per lupi (è anche permesso pensare che una qualche selezione sia avvenuta in tal senso), e se la morfologia di questo “cane di proprietà” appare mal precisata, la sua grande taglia, la costituzione robusta e soprattutto il caratteristico biancore del mantello ricordano il Cane dei Pirenei. Tutto ciò viene confermato in una edizione del Théatre d’Agricolture del 1804 dove si parla di una razza, non perfettamente pura a causa degli incroci inevitabili, conosciuta con il nome di “Cane da Montagna, Cane dei Pirenei” dal luogo geografico di maggior diffusione; e in effetti il temperamento di questo “cane di proprietà”, le qualità della sua funzione si adattano perfettamente al Montagna: “Il cane non si terrà assolutamente legato, il suo incarico non lo sopporterebbe: poiché esso necessita sempre di lavorare vicino al suo gregge, senza mai abbandonarlo sia al pascolo, che camminando o restando fermo, diventa un amico fedele. Ma se farà bene il suo lavoro, il pastore accarezzerà il proprio cane, gli distribuirà i viveri senza darli a nessun altro; così verrà a crearsi una stima reciproca. Questi cani da guardia, inoltre, saranno vigilanti, di buona vedetta, coraggiosi, non si distoglieranno dal lavoro né vagabonderanno, saranno più calmi che irrequieti, pronti ad abbaiare ad ogni nuova occasione. E visto che spesso dovrà affrontare il lupo, sarà sempre munito di un grosso collare di ferro a punte aguzze”.
Se qualche alta personalità del grande secolo colse tutta la bellezza del Cane dei Pirenei, e se più tardi si comprese il ruolo sociale giocato dalla razza nell’economia pastorale, sono i Romantici che impararono a conoscerlo veramente: non soltanto gli scrittori, ma anche pittori e disegnatori incominciarono a raffigurarlo. Taine, nel suo “Viaggio alle Terme dei Pirenei” (1855) incontra delle greggi di capre e fa del cane il seguente ritratto: “Dei cani enormi, dal pelo lanoso, chiazzati di bianco, camminano con potenza sui lati, ringhianti allorché qualcuno si avvicina a loro”.
Nella regione montagnosa la razza è stata conservata in tutta la sua purezza fin verso il 1860.
Nell’800 il Montagna ebbe una notevole diffusione grazie ai turisti stranieri che si recavano in varie località dei Pirenei per le cure termali: i pastori scendevano dalle loro montagne per vendere al mercato i loro prodotti, portandosi dietro i loro grandi cani con i cuccioli; divenne cosa normale per i turisti acquistare soggetti da esportare nei loro paesi di provenienza, particolarmente Inghilterra e America; questa diffusione e questo commercio fece tutt’altro che bene alla razza: gli abitanti, per trarne vantaggio cominciarono a vendere i loro cani e per fronteggiare le massicce richieste incrociarono soggetti di dubbia origine.
Da allora il loro numero diminuì rapidamente.
Nel 1868 Oscar Comettant, dedicando uno studio abbastanza completo al Cane dei Pirenei ci fa comprendere uno dei motivi di questa diminuzione: “Una delle curiosità di Cauterets (una stazione balneare) è il mercato dei cani, che si svolge ogni domenica sulla piazza… Un tempo, i Cani dei Pirenei purosangue erano molto più numerosi e i pastori si dedicavano con cura a conservarne la razza… Il valore di uno di questi animali, dai due ai tre mesi di età, variava tra i trentacinque e i cinquanta franchi”.
Ma questo prezzo era largamente superato per un cane adulto: il romanziere Hector Henri Malot, l’autore di “Senza Famiglia”, ne comprò uno per centotrenta franchi, un cane che aveva messo in difficoltà un orso in un combattimento singolare. Belli o brutti, i cuccioli si vendevano facilmente (ad es. tutti i giorni a Lourdes nel periodo dei pellegrinaggi) giovanissimi, appena svezzati, molti morivano ma c’era una fonte sempre nuova di profitti assicurata dalla prolificità delle fattrici Pirenee che arrivavano ad avere 10/12 cuccioli a ogni parto. Ogni stagione vedeva così partire un gran numero di cani che venivano spediti in casse con la dicitura: Datemi da bere, per favore”. Dispersi un po’ ovunque, essi lasciavano, il più delle volte, alla loro morte dei brutti meticci. Ma la diminuzione del Cane dei Pirenei aveva una causa più profonda: i lupi e gli orsi si facevano sempre più audaci e più numerosi per cui i guardiacaccia cominciarono ad avvelenare con la stricnina i lupi.
Il Cane dei Pirenei, diventato inutile, venne abbandonato. Verso la fine del XIX secolo, la razza si estinse gradualmente.
La prima reazione seria a questo deplorevole stato di cose è stata posta da Eugène Byasson che abitava ad Argelès-Gazost dove era giudice di pace; originario di una antica famiglia di montanari, è stato il primo a interessarsi in modo non empirico ai cani del suo paese natale. Ha imposto alcune discipline razionali agli allevatori pirenaici e ha saputo mettere in evidenza il Cane da Montagna in tutte le sue qualità.
LA VITA UFFICIALE DEL CANE DA MONTAGNA DEI PIRENEI DAL 1900
Nel 1907 un grande cinofilo, Théodore Dretzen, accompagnato dal conte di Bylandt, famoso cinologo intraprende un viaggio di studio nella regione Pirenea, la loro guida è Eugène Byasson. Questo viaggio è stato per Dretzen il punto di partenza di un importante allevamento che ha conseguito i più grandi successi in Francia e all’estero, tra cui il Gran Premio d’Onore del Presidente della Repubblica e la medaglia d’oro del Ministero dell’Agricoltura con un ammirevole gruppo di dieci soggetti tipici. In seguito anche sul territorio non si rimase inattivi: la prima esposizione a Cauterets venne organizzata nel 1901 e nel 1906 la municipalità di Cauterets prese la decisione di accordare un premio annuale a uno stallone di qualità riconosciute che non poteva essere venduto e doveva montare le fattrici della regione. Il 1° Marzo 1907 il Club del Cane dei Pirenei è fondato ad Argelès-Gazost da E. Byasson.
Nel Luglio 1907 tre cittadini di Cauterets, il Dr. Moulonguet,
Mm. J. Camajou e Bernard Senac-Lagrange fondarono il Pastour Club al quale va l’onore di aver stabilito il primo standard ufficiale del Cane dei Pirenei.
L’esposizione organizzata a Cauterets da questo club il 28 Luglio 1907 è stata un successo senza precedenti, registrando la partecipazione di centododici Cani dei Pirenei, dei quali cinquantatré maschi adulti.
Questi due Club si assomigliavano sui punti principali e non esistevano grandi disaccordi tra loro tant’è che, il 21 Luglio 1907, nella sua qualità di Presidente del Club del Cane dei Pirenei, M. Byasson indirizzò a Bernard Senac-Lagrange un documento con i punti caratterizzanti la razza e i difetti più frequenti per poter lavorare in maniera omogenea.

Solo il Club del Cane dei Pirenei doveva sopravvivere alla prima guerra mondiale. Alla guida di Bernard Senac-Lagrange, fu omologato dalla Società Centrale raggruppando sia Cani da Montagna che Pastori dei Pirenei.

Imponendo altre preoccupazioni, la guerra del 15-18 portò profondi cambiamenti all’allevamento canino: molti soggetti vennero abbattuti e i sopravvissuti, malnutriti, non raggiungevano la taglia necessaria. All’indomani delle ostilità, la situazione era gravemente compromessa.
Il Club aveva a questo punto una responsabilità ben definita: scegliere i migliori riproduttori incoraggiando il loro utilizzo con premi speciali, iscrivere i migliori soggetti al Libro Pireneo, sforzandosi di conservare, nel luogo di origine della razza, un numero sufficiente di riproduttori di qualità.
Nel Marzo 1923, per oscure ragioni di tipo amministrativo, la Società Centrale Canina impose al Club l’obbligo di chiamarsi “Reunion des Amateurs des Chiens Pyrénéens”.
Il Club francese di razza R.A.C.P. fu dunque fondata nel Luglio 1923.
Lo standard definitivo del Cane da Montagna dei Pirenei sarà omologato dalla Società Centrale Canina il 6 Giugno 1925.
L’azione instancabile del Club e la disciplina degli allevatori diedero risultati felici.
I disastrosi avvenimenti della seconda guerra mondiale (1939-1945) hanno nuovamente e duramente colpito il Cane da Montagna: di nuovo, come venticinque anni prima, la razza ha dovuto ricominciare con un effettivo assai ridotto di riproduttori.
Il 1946 vide la ripresa dell’attività cinofila.
Gli allevatori seppero ricostruire con eccellenti cani che ritroviamo alla base dell’allevamento moderno.
LA SCELTA DEL CUCCIOLO DEL CANE DA MONTAGNA DEI PIRENEI
“In lui non avremo mai uno schiavo al nostro servizio ma un amico che prende e ci insegna, aggiungendo qualcosa alla nostra vita”.
Guardamagna – Il Cane da Montagna dei Pirenei – De Vecchi Editore

Da molto tempo desiderate avere un cane, la cui presenza vi addolcisca la vita e che vi aiuti, con la sua tenerezza e affettuosità, a dimenticare dispiaceri e solitudine. Ed ecco che, un bel giorno, vi decidete e vi mettete in cerca dell’eletto, destinato a diventare il compagno della vostra quotidiana esistenza.
Ma, attenzione! Non prendete una decisione alla leggera.
Il cucciolo non è uno status symbol né un bene di consumo, ma un essere vivente estremamente evoluto e sensibile, tanto da poter (dover!) essere considerato come un ulteriore componente della famiglia.
Pensate che dovrete vivere assieme per molti anni, e che, in questo caso come in altri, il divorzio è pur sempre una soluzione penosa, quando l’incompatibilità di carattere è divenuta evidente.
Chiedetevi dunque se vi piacerà veder cambiare la vostra vita in funzione del nuovo impegno.
Ricordate che, se dopo il colpo di fulmine passeggero, sarà forse facile per voi abbandonarlo senza rimpianti, per prendere un altro cane, lui vi ha invece accettato per sempre, in modo definitivo, e il vostro abbandono potrà facilmente causargli un turbamento psichico inguaribile.
Se voi aspettate molto da lui, il Cane da Montagna a sua volta attende da voi affetto e comprensione. Siete in grado di assicurargli le condizioni di vita più favorevoli alla sua felicità?
Il Montagna è uno splendido e “pupazzoso” cucciolo, ma non è un giocattolo. Vi sentite di impegnarvi a fornirgli quel conforto materiale e quelle cure di cui ha bisogno?
Siete sicuri che potrà adattarsi al vostro genere di vita e al vostro carattere? Siete certi che il suo arrivo sarà bene accetto a tutte le persone con le quali vivete?


I Cani da Montagna sono animali di grossa taglia, hanno bisogno di spazio e di fare del moto (che non sia il giro dell’isolato…) se, quindi, non disponete di un alloggio abbastanza vasto, di un giardino, o se non abitate in campagna, accontentatevi di un cane di taglia media o piccola, col quale vi sia possibile vivere in perfetta armonia.
Di quali mezzi disponete? Preferireste forse un Cane da Montagna dei Pirenei, piuttosto che un Barboncino, ma sapete che un cane di grossa taglia mangia molto di più di un cagnolino? Se poi aggiungete le spese veterinarie, la toelettatura ecc. il “conto spese” sale in maniera esponenziale.
Avete bambini? E’ generalmente riconosciuto che non c’è miglior amico di un cane, per il bambino, e il Cane da Montagna è più che amico, custodirà i vostri bambini come bambinaia. Di una dolcezza straordinaria, è inoltre di imponente taglia, tale da incutere rispetto a qualsiasi visitatore malintenzionato.
Il cane di razza pura, come sono i nostri Montagna, sarà ceduto/venduto accompagnato da un documento di estrema importanza: il pedigree, ovvero il certificato di iscrizione al LOI (Libro Origini Italiano): in esso sono riportati il nome del cane, la sua data di nascita, il sesso, la razza a cui appartiene, il numero di tatuaggio, il nome dell’allevatore e del proprietario.

Inoltre, sul pedigree vi saranno i nomi dei genitori, dei nonni, dei bisnonni e dei trisnonni, con la relativa sigla e il numero di iscrizione, nonché la sigla dei vari titoli di campionato da essi conseguiti. Questo permette di avere un quadro completo delle linee di sangue che hanno portato all’esemplare in cessione e, quindi, del patrimonio genetico del cucciolo. Questo documento viene rilasciato dall’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) solo alcuni mesi dopo e quindi sarà normale non venirne in possesso al ritiro del cucciolo.
Il piccolo Montagna verrà venduto all’età di dieci settimane ma potrà essere visionato dall’acquirente intorno alle cinque settimane, non prima (questo per lasciare la cagna con la prole nella massima tranquillità).
Il cucciolo viene ceduto in possesso di libretto veterinario in cui saranno riportate informazioni relative al trattamento antiparassitario eseguito e alle prime vaccinazioni indispensabili contro le più comuni malattie infettive.
LA CRESCITA E L'EDUCAZIONE DEL CUCCIOLO PATOU

Per avere gli strumenti adatti per impartire la giusta educazione al cucciolo e mantenere, successivamente un legame importante con il cane adulto, è bene conoscere alcuni aspetti peculiari del carattere del Montagna. Questo cane è intelligente, molto per essere un cane di grande taglia, attento osservatore, con un carattere fiero e orgoglioso; un cucciolo di molossoide ha una crescita più lenta rispetto ad altre razze e potrà quindi dare l’impressione di essere un cucciolone timido, se rapportato ad altri cuccioli suoi coetanei.
Per il suo carattere fiero darà l’impressione di valutare esso stesso il da farsi, piuttosto che affidarsi in modo assoluto, come se la sua fiducia nell’uomo fosse una concessione meditata (e meritata! dall’uomo).
È bene quindi cercare di meritare presto questa fiducia, instaurando un legame dalle caratteristiche forti e decise, usando all’occorrenza autorevolezza e “polso” ma sempre e solo basati su una relazione affettiva profonda e sul rispetto che riusciremo a ottenere dal nostro Patou.
Con fermezza e dolcezza, pazienza (tanta!) e molta intuizione, senza mai gridare o picchiare il cane, potremo ottenere grandi risultati dal nostro giovane Montagna, la cui obbedienza non potrà mai equipararsi a quella di un cane addestrabile (e il nostro Patou per fortuna non lo è!!!) perché il Cane da Montagna è in ogni caso, e atavicamente, un cane molto indipendente, intelligente e pieno di spirito di iniziativa, qualità queste impossibili da far convivere con la cieca obbedienza.
IL CARATTERE DEL CANE DA MONTAGNA DEI PIRENEI
“Il grande silenzio del cane ci consola delle futili parole degli uomini”.
J.M. Chaumont

Vissuto per generazioni in condizioni materiali particolarmente dure, il Cane da Montagna dei Pirenei è uno spartano che se ha l’occasione si comporta volentieri come i grandi signori sibariti.
Spontaneamente diffidente verso gli sconosciuti, estroverso con i suoi compagni di vita, dominatore, autonomista, il nostro cane è difficilmente schematizzabile in termini umani.
Sensibilissimo, partecipe degli umori di famiglia, è estremamente riflessivo tanto che il comando ritenuto inutile, a volte non viene eseguito. Nello stesso tempo le sue decisioni sono sempre soppesate e valutate, non è impetuoso né arrogante malgrado sia perfettamente cosciente della sua forza. Ha innato il senso della libertà, dei grandi spazi e quindi della fuga, ma sa essere un compagno meraviglioso sia in casa sia fuori. Ottimo guardiano, della casa, del territorio, amico delicato e protettivo dei bimbi, la sua imponente bellezza e regalità lo rendono veramente un gran signore, un nobile cane.
E se l’intelligenza è la capacità di adattamento di affrontare in maniera originale una situazione imprevista, il Cane da Montagna dei Pirenei è veramente intelligente.
Potente, ardito, resistente, agile e dotato di sangue freddo visto che un tempo era utilizzato per la guardia del gregge, della fattoria o del castello, ancora oggi il Cane da Montagna dei Pirenei non deve essere né timido, né pauroso e neppure cattivo.
Per essere un buon guardiano, però, deve essere anche diffidente e scontroso, rifiutando di dare la propria confidenza al primo che capita. È attraverso un atteggiamento diffidente che il cane esplica al meglio la propria funzione di guardiano. Per lui tutti gli estranei possono rappresentare un pericolo per il gregge o per i beni che gli sono affidati, perciò non si avvicinerà mai a una persona che non conosce.
Più dominatore che servitore, nel suo territorio è lui che comanda.
Estremamente affettuoso con il suo compagno di vita umano, instaura con lui un rapporto di amicizia, più che di sudditanza servile.

“Possiamo passare in rassegna le qualità reali del Montagna: dolce, accomodante, molto affettuoso, protettivo, socievole, seduttivo, coraggioso, spirito libero, fedele, devoto, vigile, gaio, intelligente, etc. Ma aldilà di queste qualità, è di rigore la prudenza. Si può infatti analogamente classificare il loro carattere come dominante, testardo, ostinato, taciturno, indipendente (tanto da scappare se lasciato in territorio non recintato) feroce, indifferente, rumoroso (nel senso che in qualità di dissuasore potrebbe abbaiare tanto e ininterrottamente). Questa lista di difetti e di qualità è soggettiva, perché certe qualità includono i loro difetti o ancora, un difetto per una persona potrebbe essere considerato una qualità per un’altra, e soprattutto, lo sviluppo di questa o quella predisposizione per la formazione del carattere dipenderanno dal vissuto del cane, dal giorno della sua nascita. Il comportamento di un Cane dei Pirenei sarà influenzato da un carattere innato le cui componenti varieranno per ciascun individuo da un insieme di tendenze proprie alla razza: questi caratteri di base serviranno da materia prima alla costruzione della personalità del cane, per l’apprendimento e l’educazione”.
Benoit Cockenpot, Le Montagne des Pyrénés
LA MORFOLOGIA DEL CANE DA MONTAGNA DEI PIRENEI

La recente pubblicazione del nuovo Standard del Cane da Montagna dei Pirenei segue, dopo molti anni, quello del 1923, che dette, in pratica, ufficialità alla razza. Bernard Senac–Lagrange definì ufficialmente per primo questo cane presente nella catena pirenaica da molti secoli. Il Cane da Montagna attuale non si discosta fenotipicamente di molto da quello ritratto nelle prime fotografie, né da quello rappresentato in antichi dipinti.
Che si sia sempre trattato di un cane di grande o grandissima mole è noto e giustificato dallo scopo per il quale è stato allevato nelle varie vallate che solcano più o meno trasversalmente l’imponente catena montuosa dei Pirenei.
Se è vero, e lo è certamente, che il suo ruolo era originariamente quello di difendere le proprietà del montanaro dagli orsi e dai lupi che popolavano la regione, è altrettanto vero che forza e massa erano richiesti, in un eventuale confronto, come condizione indispensabile di dissuasione e di lotta adeguata, se non di sopraffazione.
Il Cane da Montagna dei Pirenei è, quindi, come ribadisce lo Standard, un cane di mole: imponente, di taglia, ma, nel contempo, elegante. Non può essere considerato un molosso puro, bensì un lupo molossoide. La sua taglia è elevata: 70-80 cm per i maschi, 65-75 cm per le femmine. Lo Standard ha innalzato la misura massima delle femmine di 3 cm (era 72 cm), prendendo atto che molti soggetti tipici evidenziano tale misura massima.
Siamo dell’avviso che solo l’altezza minima abbia importanza nei giudizi, proprio per il ruolo storicamente assegnato a questo cane, come detto dianzi: un minimo di massa è indispensabile in un confronto fisico!! Sulla misura massima non ci troviamo esattamente allineati, per almeno due motivi. Il primo è che, storicamente, il Cane da Montagna dei Pirenei raggiungeva, non di rado, i 90 cm al garrese, dieci cm. in più, cioè, della taglia massima fissata dallo Standard attuale e dal precedente. Il secondo è che, sempre per il ruolo di cui sopra, il soggetto va giudicato per le sue proporzioni e per l’armonia, prerogative di tipicità, queste, che possono essere tranquillamente conservate con una massa più imponente. Il Montagna deve possedere, quindi, ossatura forte, ma con testa proporzionata.


Proprio per il ruolo di difesa e protezione che da sempre questo cane riveste, il suo carattere deve essere sicuro e dissuasivo all’occorrenza. Bene fa lo Standard a dedicare un paragrafo al carattere, giacché i cani timidi o, peggio, paurosi vanno penalizzati, applicando delle piccole eccezioni per i soggetti molto giovani. Altrettanto duramente andrebbero penalizzati i soggetti aggressivi verso gli umani al di fuori del loro territorio assegnato, perché il Montagna equilibrato non si cura di ciò che avviene al di fuori di questo; non è rissoso di natura e interviene solo quando il suo innato senso della proprietà e la sua grande capacità di discernere ciò che è buono da ciò che è cattivo lo richiedono. Bene ha fatto chi ha redatto lo Standard a precisare che il Cane da Montagna dei Pirenei è indipendente di natura, e, pertanto, se si vuole ottenere ubbidienza è importante fargli capire subito chi ha il ruolo di capobranco.
A proposito della testa, occorre soffermarci, stante la sua estrema importanza. Il grandissimo prof. Solaro diceva che “la testa fa la razza”: è indubbiamente vero! Non è possibile allevare Montagna privilegiando la costruzione a scapito della tipicità della testa, né giudicarli senza tenere in debito conto i difetti di espressione, cioè di tipicità.
Questo non significa, come a volte si sente dire, che un soggetto con bellissima espressione potrebbe anche essere claudicante… Non è quello che si intende! La costruzione corretta è un indispensabile requisito per avere un eccellente Cane da Montagna dei Pirenei, ma, se si vuole allevare o giudicare dei Montagna tipici, la testa deve indicare imperativamente l’appartenenza a quella razza. La cosiddetta “espressione pirenea” è l’essenza di questo magnifico cane, tanto da poter affermare che l’Allevatore o il Giudice che non ne tengono conto … non fanno bene il loro mestiere: alleveranno o giudicheranno dei bei cani bianchi di grande taglia, ma non dei rappresentanti di quella razza!

Precisato ciò, occorre dire che lo Standard separa la descrizione della testa dividendola in cranio e muso, particolareggiando meglio di quanto non facesse la precedente versione. Il cranio deve essere tanto lungo (misurazione effettuata dall’apofisi occipitale esterna alla linea immaginaria che unisce gli angoli nasali degli occhi) quanto largo (nel punto più largo, che nel cane è rappresentato dal diametro bizigomatico); è misurabile empiricamente con le mani, oltre che con il compasso. Si parla poi di leggera (e si sottolinea leggera) bombatura della parte del cranio che va da appena dopo il nasion a quasi tutta la cresta sagittale mediana. Questo significa, in buona sostanza, che sia il cranio piatto sia il cranio bombato sono criticabili. In genere il primo difetto appare in teste troppo fini (da lupoide), mentre il secondo si riscontra in soggetti troppo massicci (veri molossoidi). Il Montagna è collocabile tra il tipo lupoide e quello molossoide, anche se ufficialmente è iscritto nei molossoidi, con tutta probabilità riferendosi principalmente alla taglia o alla massa corporea. L’aspetto di eccessiva pesantezza del cranio è accentuata dallo sviluppo esasperato delle arcate sopraorbitali o sopraccigliari (ossa frontali); questo non significa che il cane abbia necessariamente eccesso di stop (depressione naso frontale, che deve essere moderata), ma effettivamente l’aspetto può confondere l’osservatore. Il difetto ha grande importanza perché falsa l’espressione pirenea e perché è difficilmente eliminabile in allevamento. È possibile affermare che l’angolo cranio-facciale (formato da una linea che appoggia sulla linea nasale e una che appoggia sul salto naso frontale) dovrebbe essere circa 155-160°. Particolari sono la piattezza della testa lateralmente e la rilevanza della protuberanza occipitale.
La forma è a mandorla, ricorda l’occhio orientale, con palpebre ben aderenti. Da criticare la macroftalmia e la microftalmia, ma soprattutto penalizzabili sono le palpebre scollate: questi cani non dovrebbero accedere al campionato di bellezza, perché privi di espressione.

Il colore dell’iride richiesto dallo Standard è definito come bruno ambrato; pertanto, il colore ambra o, peggio, miele sono valutabili come troppo chiari. Contrariamente, il colore più scuro, fino quasi al nero, sono da ritenere corretti. Meglio un’iride più scura che più chiara, purché l’espressione non sia dura. Non va sottovalutata, da parte dell’Allevatore, la difficoltà di eliminare dalla selezione dei prodotti il colore troppo chiaro degli occhi, che a volte ricompare a distanza di una o più generazioni. A un Cane da Montagna dei Pirenei con iride troppo chiara non dovrebbe essere consentito l’accesso al campionato di bellezza.
Le orecchie sono piccole, tanto da non superare l’angolo interno dell’occhio se tirate verso di questo. Per una corretta espressione è necessario che il loro inserimento sia in continuità con l’asse dell’occhio. Nella valutazione della piattezza del padiglione auricolare, che dovrebbe aderire alla testa e della sua inserzione non bisogna farsi ingannare dal ciuffo di peli verticali che potrebbe trovarsi proprio dove l’orecchio si inserisce. Orecchie accartocciate o leggermente grandi non possono condizionare di molto il giudizio.
L’espressione del Montagna deve comunicare, in chi la osserva, la gioia del sereno e la tranquillità del forte. È di difficile definizione: è data dall’occhio di forma e colore come descritti, dall’orecchio inserito in linea con l’asse dell’occhio, dal muso ben pieno sotto gli occhi e dal cranio con giusti stop e arcate sopraccigliari.
La pigmentazione ha grande importanza nell’allevamento, così, giustamente, lo Standard segnala più volte, parlando delle palpebre, delle labbra, del palato e della pelle, che deve essere nera. In generale, si può dire che il Montagna che nasce macchiato conserva pigmentazione diffusa e intensa, specie se le macchie del pelo sono scure. La pigmentazione andrebbe valutata anche nei polpastrelli e nelle unghie. Il giudizio della depigmentazione e la penalizzazione conseguente va rapportato al colore di base: se le sfumature sono tendenti al marrone la situazione è più grave rispetto alle grigie, che potrebbero essere solo passeggere. Non necessariamente cani completamente senza macchie sono depigmentati, ma è bene accoppiare questi soggetti con altri che siano macchiati almeno alla nascita.
La dentatura è completa nell’adulto, con chiusura preferibilmente a forbice, tuttavia non è assolutamente penalizzabile la chiusura a tenaglia, né il basculamento dei picozzi inferiori, da non confondersi con il prognatismo, che pone per la squalifica.

Il corpo ha delle importanti proporzioni. Il Montagna è un cane iscritto nel rettangolo: la lunghezza del corpo, misurabile dalla punta della spalla alla punta della natica, è leggermente superiore all‘altezza al garrese, dalla sommità di questo in verticale al suolo. Lo Standard non indica quanto sia questa maggior misura, ma ragionevolmente si pensa che possa essere nell’ordine del 10-12% in più rispetto alla seconda. Ciò consente al soggetto di muoversi senza che la colonna vertebrale ceda per la eccessiva lunghezza o che il cane possa essere considerato un galoppatore anche nelle angolazioni.
L’altra importante misura è l’altezza del torace, dalla sommità del garrese allo sterno, non deve essere inferiore alla metà della altezza al garrese, in caso contrario il cane sarebbe troppo basso sugli arti. Questo difetto è riscontrabile in cani di alcune linee di sangue e sono da considerare atipici nella costruzione e nel movimento che ne deriva.
Sulla coda si possono fare alcune considerazioni di una certa importanza. Intanto la sua lunghezza deve essere tale da raggiungere almeno la punta del garretto, meglio se più lunga, in modo tale da poter fare una “arroundera” completa, fino a toccare i reni. La sua estremità spesso reca una deviazione laterale o verso l’alto delle ultime cinque o sei vertebre caudali, tanto da formare una specie di uncino che è considerato tra i caratteri selettivi, non attitudinali, ma tipici, dai montanari pirenaici; scorrendo la coda tra le dita in direzione cranio caudale, queste quasi vengono trattenute dalla sua estremità. Lo Standard attribuisce preferenza per la coda che reca questa particolarità, tenendo giustamente conto, quindi, della storia di questa razza, ma occorre differenziare la peculiarità descritta dalla deviazione laterale di una parte più considerevole della stessa coda, talvolta finanche a metà della sua lunghezza totale, che si nota anche a riposo e che, con altissima frequenza, pone per una “arroundera” deviata lateralmente o troppo chiusa. A parte la non tipicità e la non esteticità della cosa in sé, l’attenzione dell’Allevatore deve concentrarsi anche su questo carattere che ha una discreta casistica e dominanza in riproduzione.

L’innalzamento della coda sul dorso a forma di cerchio, detto “ruota” o “arroundera”, è certamente carattere tipico razziale, ma, secondo il nostro modo di vedere, in un ambiente inusuale e, a volte, stressante come quello di una Esposizione Cinofila, specie se al chiuso, o quando il cane è stanco, il non mostrare tale peculiarità non può penalizzare il buon soggetto imponendogli una qualifica bassa. D’altronde, è infinitamente meno grave questo difetto piuttosto che mostrare una coda perennemente arrotolata anche a riposo, sia per la sua possibilità di trasmissione alla prole, sia perché spesso accompagnata, secondo osservazioni ripetute, da scarsa lunghezza del corpo e, soprattutto, scarsa angolazione della groppa e degli arti del treno posteriore.
Sugli arti valgono le considerazioni relative a molte razze; tuttavia, è giusto soffermarsi su due difetti frequenti nei Montagna con diametri trasversali corporei ridotti: il mancinismo e il vaccinismo. Il fatto che spesso si riscontrino associati dimostra che la loro presenza è il naturale tentativo di compensazione di una certa instabilità del corpo. Al contrario, il cagnolismo è tipico di toraci “a botte” o eccessivamente cerchiati, cosicché il petto appare troppo largo. La valutazione di questi difetti in sede di giudizio è da definirsi di volta in volta a seconda della loro gravità, mentre una leggera, e si ribadisca leggera, deviazione laterale del metatarso è tollerabile in ragione della presenza dei doppi speroni che devono essere due dita in più oltre alle quattro normalmente presenti. Sulla loro necessità sono scorsi fiumi di inchiostro, ma la risposta sta nel fatto che devono essere inseriti bassi e ben articolati; in buona sostanza la loro funzione sta nell’allargare la pianta del piede e la loro utilità è evidente se si pensa al paragone che c’è tra un uomo che cammina faticosamente nella neve affondandovici, cane senza speroni o con speroni atrofici o inseriti alti e lo stesso che calza ai piedi delle racchette da neve, cane con speroni inseriti in linea con le altre quattro dita e con falangi articolate. Se si può essere tolleranti sulla presenza di uno o due speroni non perfettamente articolati, ciò è stato ribadito dallo Standard oltre che dal Club R.A.C.P., il cane deve essere tipico nelle altre parti. La presenza di doppi speroni agli arti anteriori non è significativa e non può essere un carattere selettivo, né in chiave storica né in chiave funzionale, anzi, spesso predispone a deviazione laterale dell’asse carpo-metacarpo-falangeo.

Gli angoli degli arti sono quelli dei cani mediamente angolati, in particolare, quello della spalla (angolo scapolo-omerale) è di circa 100-105° (50-55° l’angolo che la scapola forma rispetto all’orizzontale) e quello del garretto (angolo tibio-tarso-metatarso) di circa 140-150°. La loro valutazione in sede di giudizio deve avvenire non solo quando il soggetto è in stazione quadrupedale (“piazzato”), ma anche quando è in movimento, proprio perché l’andatura è l’espressione della costruzione. Un Montagna con angoli scarsi (“spalla diritta”, “garretto diritto”) non copre terreno, non avanza sufficientemente, spinge troppo in direzione verticale piuttosto che in direzione longitudinale e si riceve male sull’anteriore, non ammortizzando il peso spinto in avanti dal posteriore e dando cioè l’impressione di saltellare invece di progredire elasticamente verso l’avanti.
A proposito dell’andatura del Cane da Montagna dei Pirenei, lo Standard ha voluto essere chiaro: “è potente e disinvolta, mai pesante, il movimento è più ampio che rapido e non sprovvista di una certa agilità né di una certa eleganza ”. Quindi, deve essere potente, elastica e progressiva, nel senso di cadenzata. Il Cane da Montagna dei Pirenei è un lupo-molossoide, di mole, ma non pesante; si muove con eleganza e non troppo velocemente. Su questo ultimo punto occorre soffermarci un poco, perché, sempre più frequentemente, si vedono dei Montagna condotti nel ring durante una Esposizione con trotto troppo veloce, quasi da Pastore dei Pirenei: potrà essere un’andatura spettacolare, ma, se si vuole valutare la tipicità del cane, questa non è la andatura del Cane da Montagna dei Pirenei.


Il mantello e il colore di questo sono anch’essi caratteri distintivi e prerogativa di razza, anche se bisogna sempre ricordare che il Montagna non è un “cane di pelo”, ma “con pelo” . Per cominciare, il pelo del Cane da Montagna dei Pirenei è lungo, e più lungo ancora nel collare, intorno al collo, e sulla coda, dove si può notare, anche solo ad occhio nudo, una leggera ondulazione. La consistenza e il colore sono importanti. Il pelo su dorso e collo quasi stridono se sfregati sotto le dita, la consistenza è ben palpabile e, quindi, il pelo troppo molle, poco consistente o troppo soffice o arricciato è atipico. Il sottopelo è ricchissimo; chi li possiede sa cosa vuole dire spazzolare un Montagna durante la muta! Il colore non è esattamente bianco neve, ma è appena color panna sulle punte, a volte con riflessi leggermente gialli. E’ questa una particolarità da tenere a mente.
Il colore del mantello è in gran parte bianco, come sopra descritto, con o senza macchie su testa e corpo. Normalmente, quasi tutti i Cani da Montagna dei Pirenei nascono con qualche macchia o peli colorati, e, a seconda dell’intensità del loro colore, possono rimanere macchiati oppure no, ma sempre meno di quanto non fossero alla nascita. Sui colori un po’ troppo tassativamente fissati dallo standard (grigio tasso, grigio lupo, giallo pallido e arancio) si può dire che la loro tonalità non è, come intuitivo, rigorosamente fissa, tuttavia, non trova ragione storica la preferenza del colore tasso, anche osservando i disegni o i dipinti antichi. Il colore “arrouye” è, invece, abbastanza insolito quanto bello e attraente, ma, per essere veramente tale, cioè ruggine, più che arancio, deve essere brillante e non, per così dire, “annacquato”. Non è il caso di fare della coloromania in questa splendida razza, l’importante è che le macchie non siano nere alla radice perché segnalerebbe la possibilità di incrocio, frequente sulle montagne pirenee fino all’inizio del secolo appena concluso, con il Mastino dei Pirenei. Importante è affermare che un Montagna macchiato non è né più bello né più brutto di uno completamente bianco. Come valutare la presenza di macchie? L’eccessiva insistenza di queste su tutto il corpo può effettivamente disturbare l’occhio, oltre che far pensare ad una possibile percentuale di sangue del cugino Mastino, tanto da deprezzare il cane, anche se lo Standard non parla di queste possano essere diffuse rispetto alla intera massa corporea.
I difetti riportati dallo Standard sono quelli citati in questo breve scritto. Ci permettiamo di aprire ancora un’ultima considerazione sulle depigmentazioni che si possono trovare sulle palpebre (quasi delle macchie bianche nette sul resto che è di colore nero), perché in soggetti di certe linee di sangue il completamento di questa pigmentazione può avvenire anche in età adulta. Pertanto, prima di scartare definitivamente soggetti giovani, specie se di pregio, potrebbe essere utile aggiornarli.